C’è la transilienza nel futuro del lavoro

 

Secondo il recente rapporto The Future of jobs del World Economic Forum (WEF) quasi un quarto dei posti di lavoro (23%) è destinato a cambiare nei prossimi cinque anni per via, soprattutto, delle nuove tecnologie che impattano sul modo di lavorare, sui processi, sulle organizzazioni aziendali; i datori di lavoro interpellati nell’indagine stimano che il 44% delle competenze dei lavoratori saranno addirittura stravolte da qui al 2027, ma la maggior parte di essi si aspetta che siano proprio le tecnologie a contribuire positivamente alla creazione di occupazione.

È evidente che la skyline del mondo del lavoro stia mutando rapidamente e le persone si trovino già oggi di fronte a nuovi scenari e nuove sfide da affrontare. Ne abbiamo discusso con Stefano Camerini, Head of Customer Attraction presso The Adecco Group, il quale, citando proprio i dati del rapporto del WEF, conferma l’attuale scenario dove i ruoli in più rapida crescita sono quelli spinti dalla tecnologia e dalla digitalizzazione, con particolare focus su Big Data, Intelligenza Artificiale, Green&Blu (ossia le tecnologie per la sostenibilità, per la transizione ecologica e quella digitale) e cybersecurity. “Queste aree sono quelle dove si registrerà la maggior crescita occupazionale nei prossimi anni – evidenzia Camerini – con la nascita di nuove professioni e nuove competenze. Pensiero analitico e pensiero creativo saranno i pilastri fondanti delle nuove professionalità (non solo quindi competenze tecniche specifiche sulle nuove tecnologie) che andranno “alimentati” in una logica di continuous learning”.   

Se un tale scenario futuro (non così lontano) passa necessariamente da una fase di skills mismatch come quella attuale (vale a dire la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente in possesso dai lavoratori o dai candidati), le dinamiche del mercato del lavoro tra qualche anno saranno completamente differenti da quelle conosciute fino ad oggi. “Ci troveremo in mercato liquido e lo sviluppo dell’employability delle persone (la loro occupabilità) andrà ripensato e calato in un mondo del lavoro in continua evoluzione”, specifica Camerini. “Ecco perché sarà di fondamentale importante il Long Life Learning (apprendimento e formazione continui)”.

 

Competenze e abilità interdisciplinari. Dalla resilienza alla transilienza

“Dobbiamo prepararci fin d’ora per affrontare adeguatamente un futuro che vedrà nascere lavori che oggi non esistono ancora, in cui saranno utilizzate tecnologie che ancora non vediamo, per risolvere problemi complessi e globali, molti dei quali oggi ancora non percepiti... un futuro nel quale le competenze trasversali, già oggi indispensabili, saranno sempre più fondamentali”, enfatizza Camerini nel descrivere in che modo ci si può “attrezzare” per affrontare al meglio le sfide che iniziano a farsi vedere davanti ai nostri orizzonti lavorativi (e non solo). “Credo sia importante iniziare dalla consapevolezza, cioè dal rendersi conto e accettare un nuovo stato delle cose fatto di mutamenti continui. Un contesto differente dal passato che già oggi richiede maggior proattività, allenamento non solo di competenze e abilità hard (tecniche e specialistiche) ma anche delle cosiddette soft skills - in futuro sempre più fondamentali - come la creatività, la capacità di lavorare in team e di gestire il tempo, l’attitudine alla comunicazione...”.

I giovani di oggi, che stanno entrando nel mondo del lavoro o che si avvicineranno presto ad esso, si troveranno a “vivere in equilibrio tra vari ruoli” trasferendo e maturando le proprie competenze da un ruolo all’altro, da un contesto all’altro (anche tra modelli professionali e di business differenti), in un movimento e mutamento continui che rappresenteranno le fondamenta del processo di apprendimento continuo.

“Questa portabilità di competenze, definibile come transilienza, sarà la vera base per costruire competenze interdisciplinari in un mercato del lavoro liquido dove sarà del tutto naturale ricoprire un ruolo in un determinato periodo per un progetto o per alcune attività, e cambiare poi ruolo in un altro progetto. La crescita e lo sviluppo delle competenze saranno alimentate da transizioni continue, non più legate a crescite gerarchiche e lineari in azienda”, invita a riflettere Camerini.

 

Un ponte tra Scuola e Lavoro

Prepararsi ad un cambio epocale come quello che sta ridefinendo già ora il futuro mercato del lavoro richiede uno sforzo ampio e condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti. Il comparto educativo non può sottrarsi alla “chiamata”: “credo che la Scuola, in senso ampio dagli istituti delle scuole dell’obbligo fino alle Università, debba prima di tutto “fare la Scuola”, cioè preparare persone capaci di affrontare i problemi generali della vita e con un robusto pensiero critico”, ci tiene a sottolineare Camerini.

Se da un lato, infatti, è bene che i percorsi di Education tengano sempre più conto delle effettive esigenze delle aziende e, in generale, del mercato del lavoro (onde evitare di ampliare ulteriormente lo skills mismatch), dall’altro, tale onere difficilmente può essere accollato agli istituti formativi chiedendo ad essi di formare perfettamente i lavoratori richiesti dal mercato. “Di fronte alle sfide che abbiamo descritto è innegabile che nei processi educativi si debbano sempre più inserire percorsi orientati alla crescita e allo sviluppo di competenze trasversali e soft skills, come accennato, per esempio sul fronte del pensiero creativo, del pensiero laterale, delle capacità cognitive, degli stili comportamentali e comunicativi...”, sottolinea ancora una volta Camerini. “Senza dimenticare, però, la necessità di creare e formare competenze digitali adeguate: non si può non avere un certo grado di alfabetizzazione digitale pensando al contesto lavorativo attuale e, sempre di più, a quello futuro”.

Facilitare l’incontro tra le richieste delle aziende e del mercato del lavoro e la formazione scolastico-educativa significa “fare da ponte” tra esigenze e culture diverse. Esattamente ciò che fa Adecco tramite i suoi progetti Education, come ricorda Stefano Camerini: “Non ci limitiamo a preparare i ragazzi che stanno finendo gli studi ad affrontare un colloquio di lavoro e partecipare ad una selezione, anche se sono passaggi cruciali che necessitano di un adeguato accompagnamento (per esempio, per far capire come si fa una application, come si risponde ci si propone, nonché comprendere eventualmente dove e perché ci si ferma nel percorso di selezione), ma studiamo e progettiamo iniziative, eventi, progetti e percorsi per far incontrare e, soprattutto, conoscere e interagire i professionisti aziendali e gli studenti”.

Creare consapevolezza è la missione che anima le progettualità di Adecco in ambito Education, ricorda Camerini, che sviluppa moduli di orientamento al lavoro per i giovani studenti, eventi, progetti e iniziative per mettere in relazione le aziende con i professionisti e i lavoratori di domani, “lavorando su tre pilastri fondamentali: la condivisione di conoscenza, la creazione di esperienze, lo sviluppo di un vero e proprio ponte tra scuole e aziende”.

La condivisione di conoscenza e la creazione di esperienze si manifesta attraverso percorsi che in qualche modo “allenano” gli studenti al mondo del lavoro, a partire da come ci si candida ad una posizione aperta, come ci si presenta e si affronta la selezione, fino alla possibilità di vivere con dei veri e propri project work delle esperienze formative/lavorative all’interno di specifici contesti aziendali (per esempio partecipando a contest per la progettazione di soluzioni e servizi per la risoluzioni di specifiche problematiche aziendali). 

 

Verso nuove esperienze (per giovani e aziende)

Play your future” rappresenta solo un esempio tra le tantissime iniziative generate da Adecco, in questo caso con Giffoni Innovation Hub, all’interno dell’ultima Milano Digital Week.

La mattinata dell’evento è stata dedicata a 50 studenti dell’Università LIUC – Libera Università Carlo Cattaneo, del corso di laurea DSE – Data Science for Economics dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I ragazzi, guidati dai mentor di Adecco, sono stati impegnati in un hackathon targato Adecco e realizzato in collaborazione con Game2Value con l’obiettivo di progettare l’esperienza del futuro di ricerca del lavoro nel mondo digitale e di disegnare l’evoluzione del curriculum vitae in questo scenario.

Gli studenti universitari hanno lavorato ad output creativi proponendo e presentando ai partecipanti esperienze di gamification immersive che favoriscono l’engagement lungo tutta la candidate journey, analizzando i trend attuali che portano maggior valore al processo di selezione e i pain point, come il mismatch tra le competenze ricercate dall’azienda e le competenze del candidato.

“Questo significa per noi essere un ponte tra scuole e aziende”, enfatizza Camerini: “ci mettiamo dalla parte degli studenti, ci mettiamo dalla parte delle aziende, facciamo in modo che queste due parti si conoscano e capiscano reciprocamente, anche attraverso evento come quello organizzato con Giffoni Innovation Hub”.

E su questa conoscenza e comprensione reciproca, in chiusura, Camerini lancia anche una provocazione che richiama la missione stessa dei progetti Education targati Adecco e delle progettualità che li animano, la creazione di consapevolezza: “ci deve essere apertura da parte delle aziende che devono imparare a capire e conoscere la Gen Z (i ragazzi che hanno ora tra i 18 ed i 28 anni circa)”.

Da una recente indagine di Adecco, emerge chiaramente che la Gen Z sa esattamente quello che vuole: ben sei giovani su dieci sono pronti a preferire un salario più basso in cambio di un ruolo gratificante e in linea con la loro formazione e con le loro passioni che spaziano dalla musica allo sport e gaming. L’indagine rivela che i giovani di questa generazione sono anche incredibilmente aperti e interessati a sfruttare queste passioni per accrescere la loro conoscenza del mondo del lavoro... a proposito di transilienza.

Non solo, il 75% degli Zers interpellati nella survey targata Adecco giudica positivamente l’esperienza del metaverso tanto che, sorprendentemente, il 47% di loro è interessato a utilizzare il metaverso per scopi lavorativi, come la ricerca di un impiego, i colloqui, o la partecipazione a career day.

“Le aziende, compresa la nostra, non possono non tenere conto di queste preziose informazioni”, conclude Camerini.